L’allenatore Scultore

by Burton Richardson December 10, 2016

Se prendiamo delle persone senza allenamento e le mettiamo in una situazione di pericolo di vita dove la fuga non sia possibile, combatteranno. Può non essere piacevole, ma essi oscilleranno e graffieranno e faranno diventare la loro paura azione. È un bel concetto in effetti, tramutare la paura in azione, ma cosa succede dopo aver preso lo stesso «trasformatore di paura» ed averlo messo in un allenamento di arti marziali per alcune settimane? Molto probabilmente questa libertà di movimento sarà soffocata sostituita da una tecnica statica. So cosa state pensando. Un combattente con tecnica è meglio di uno senza. Questo è vero finchè l’ allievo mantiene gli elementi essenziali che ne fanno un naturale combattente. Se inizi l’ insegnamento delle arti marziali facendo stare ferme delle persone mentre gli insegni cosa non devono fare, le farai diventare troppo coscienti dei loro movimenti. Presto diventeranno dei robot se di tanto in tanto non le lasci rilassare possibilmente a ogni lezione. Mentre insegnare una tecnica adeguata è essenziale per sviluppare un combattente molto abile, l’ applicazione di questa tecnica in maniera aggressiva e feroce, è ciò che fà vincere negli scontri.Spesso i buoni atleti imparano come tirare un diretto, poi un gancio, poi si preoccupano del lavoro dei piedi, della posizione del mento, etc… . Si continua ancora per un po’ finchè alla fine si inzia a fare allenamento. La sicurezza è importante, perciò la persona imparerà come rallentare i propri attacchi, rispettando le regole dei vari tipi di combattimento. Tutto ciò viene fatto nel nome della sicurezza. Alla fine puoi avere una persona che conosce molto di tecnica, ne applica un po’ quando si allena nella sterile sistema scolastico, ma che potrebbe essere sopraffatto da un combattente inesperto ma aggressivo che venga a lezione per la prima volta. Quindi cosa si può fare a questo riguardo? Personalmente lascio i nuovi allievi in allenamento il primo giorno, prima di immergerli in un modo particolare di fare le cose. Sembra pericoloso? No se usi i passi per limitare l’ entità del contatto che si crea. Al primo giorno di lezione faccio «giocare» le persone, ci sono molti tipi di giochi, la maggiorparte di essi comportano il toccare la testa del proprio compagno con le punte delle dita mentre lui cerca di fare lo stesso (una protezione agli occhi è altamente raccomandata). Piuttosto che insegnargli molta difesa gli lascio prima fare quello che gli viene naturale secondo i loro corpi e la loro personalità. Si può imparare molto da una persona guardadola fare questi giochi, alcuni sono molto timidi e la maggiorparte del tempo arretrano, alcuni sono prudenti e aspettano di ricevere il colpo, altri sono molto aggressivi e sacrificano ogni parvenza di difesa per un assalto totale al loro avversario. L’ importante di questi giochi è che permettono la libertà dell’ individuo, non devono stare attenti ad un certo modo di colpire e di muoversi, ma devono solo cercare di segnare il punto. La difesa naturale comincia ad apparire, adesso che sappiamo come la persona si muove e risponde naturalmente, abbiamo un punto di riferimento per iniziare il processo di perfezionamento. È come avere un grande pezzo di marmo da scolpire, devi prima esaminarne le dimensioni e cercarne i difetti, poi una volta compreso questo unico blocco di pietra puoi decidere come lo scolpirai per farne una scultura. Negli sport da combattimento, come in nessun’ altra gara sportiva, lo scultore (l’ allenatore) spesso cerca una pietra molto speciale prima di iniziare a dargli forma, non tutti i blocchi di marmo possono diventare imponenti opere d’ arte, perciò l’ allenatore deve essere molto selettivo. Questo è il punto in cui si differenziano i corsi di autodifesa, noi accettiamo qualsiasi tipo di marmo, incuranti delle sue dimensioni e composizione, in effetti siamo spesso alla ricerca della sfida di rendere la più piccola pietra, anche di non ottima composizione, e da ciò creare qualcosa di molto bello e unico. Questa à una delle cose a cui tengo di più riguardo all’ insegnamernto del JKD Unlimited, posso aiutare qualcuno a scolpire la propria vera bellezza attraverso il processo di allenamento, per fare ciò, devo prima vedere cosa offre il blocco di marmo, determinare solo che tipo di marmo sia e iniziare a scolpire. Tutti vogliono essere liberi di potersi esprimere, può essere un impresa che spaventa, nonostante ciò questo è il motivo per cui noi spesso rifiutiamo la comodità di un programma fisso. La verità non può essere costretta entro dei limiti. Per questo io credo che sia meglio inziare con libertà per creare poi un combattente che mantenga quella naturale spontaneità. Questo è un processo che gratifica tutti quelli coinvolti


Burton Richardson
Burton Richardson

Author

Founder of Jeet Kune Do Unlimited.



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